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L’ambito di applicazione del Bilancio sociale è esteso a tutte le attività ed a tutti i settori di intervento dell’azione amministrativa. Esso si pone dunque come un unicum capace di rappresentare in maniera unitaria il complesso delle azioni amministrative e dei servizi espletati dall’Ente e, più in genere, da parte di tutti i soggetti giuridici ed economici, pubblici e privati, con i quali l’Amministrazione ha definito rapporti di collaborazione (mediante contratti, partecipazioni proprietarie, accordi e convenzioni) nell’attuazione delle politiche o per la gestione dei servizi.
Considerata l’ampiezza delle tematiche, nonché la loro eterogeneità settoriale, risulterebbe oltremodo gravoso iniziare il percorso di costruzione del Bilancio sociale ponendosi come obiettivo la rendicontazione dell’insieme delle attività dell’Ente. Consapevole di questa difficoltà di natura organizzativa, il Dipartimento della Funzione Pubblica, nell’elaborazione delle linee-guida, ha introdotto un principio di gradualità ammettendo cioè che “ (…) le amministrazioni possono avviare, sviluppare e consolidare la pratica del bilancio sociale in modo graduale (…) è possibile prevedere una prima applicazione circoscritta ad uno o più ambiti di attività dell’amministrazione , con una successiva estensione a tutti gli altri (…)” - Parte I , Punto 5 della Direttiva DFP.
Uno dei primi elementi da definire in ordine all’elaborazione del Bilancio sociale risiede dunque nell’individuazione delle aree sociali da rendere materia di dibattito e di rendicontazione. Si tratta di una scelta di grande momento che ha delle ricadute organizzative immediate ; una decisione che deve essere vagliata attentamente alla luce delle priorità territoriali e delle eventuali emergenze, delle volontà politiche, delle capacità organizzative da impegnare e delle preferenze rilevate tra i cittadini.



Gli ambiti di adozione